ANGOSCIA E BIMBI APC seconda parte

E siamo.arrivati alla seconda parte che tratta l’argomento dell’angoscia nei bimbi apc.

IL TRIANGOLO DRAMMATICO E IL CIRCOLO VIZIOSO

A causa della loro iperempatia, i bimbi apc possiedono un aspetto salvifico. Di che si tratta? Di ciò che Karpman chiama “triangolo drammatico” tra i carnefici, i salvatori e le vittime. Ovviamente nessuna di questa posizione è buona. Anche il ruolo del salvatore non lo è in quanto, quando si è disposti a salvare una persona, si accorda tacitamente all’altro una posizione di vittima, senza ovviamente concedergli i mezzi per uscire da quella determinata situazione. Il salvatore agisce al posto della persona interessata. Sopratutto è rischioso poichè essendo tutte le posizioni mutevoli, anche il salvatore rischia di diventare a sua vokte carnefice.

Come evitare tutto ciò?

In primis dobbiamo imparare a uscire fuori in modo totale da questo circolo, convincendoci e convincendo, quindi dando esempio al bambino, che si è responsabili solo verso se stessi. Ciò non significa non aiutare una persona in difficoltà ma evitare di pensare e convincerci che tutte le persone abbiano bisogno di aiuto e che siamo gli unici a poterle salvare. Si eviterà cosi la classica sindrome della Crocerossina. E stiamo attenti: i bimbi apc nascono con questa volontà di aiutare tutti e convinti che dipenda da loro la serenità del soggetto in difficoltà. Si preoccupano di tutto e tutti e tendono a darsi colpe anche quando gli eventi e i problemi non dipendono da loro anzi sono più grandi di loro stessi ma anche distanti da loro.

Mentre un genitore è responsabile oltre che di se stesso anche dei propri figli, un bambino è responsabile soltanto di se stesso.

In concreto, cosa possiamo fare?

Innanzitutto insegnagli che se vede un adulto o un bambino che soffre, può indirizzarli verso un adulto premuroso o indurli a rivolgersi a uno specialista”

Anche mia figlia ovviamente è nata con questa voglia di salvare le persone, gli animali e il mondo. Ogni volta che vedeva persona o animale che fosse in difficoltà agiva con dolcezza, comunicava e cercava un modo per confortarlo. Abbiamo sempre amato questa sua indole ma crescendo abbiamo notato che addirittura annullava se stessa per aiutare il soggetto sofferente. Questo ovviamente comportava poi angoscia, pensieri fissi sul benessere emotivo di quella persona, i perchè e cosi via anche di notte. Era solo una bambina eppure sembrava agire meglio di alcuni adulti. Cosi pian piano (ancora non conoscevo questo libro che ora utilizzo come punto di riferimento) in modo naturale siamo intervenuti per spiegarle che non poteva purtroppo salvare il mondo e nè tantomeno salvare tutti specialmente coloro che non chiedevano aiuto e nè lo volevano. Ci mise molto per accettare questo pensiero. Cosi le dicemmo che poteva comunque aiutare chi soffriva se avesse diviso la sua volontà di aiuto con un adulto magari mamma e papà o la polizia o i vigili a seconda dei casi. In questo modo il suo intervento sarebbe stato più incisivo perchè avrebbe chiamato ad agire persone più qualificate e adulti che sapevano come intervenire e aiutare davvero persone o animale che fossero state in difficoltà. In realtà non mollò la presa della sua convinzione in modo semplice ma ora almeno quando si accorge che il suo unico aiuto non basta chiede il nostro intervento o si guarda in giro per cercare qualcuno in uniforme e chiamarlo in causa. Un buon passo al momento.

Ma andiamo avanti e continuamo a leggere cosa ci dice la dottoressa Gage

Gli iperempatici tendono a colpevolizzarsi se stanno bene, se fanno progressi verso la guarigione lasciandosi dietro una persona cara che soffre. Ma è normale andare avanti nel cammino della vita e lasciare che chiunque altro segua il proprio percorso al suo ritmo. Prendersi cura di se stessi non significa essere egoisti. Al contrario, più una persona sta bene con se stessa, più il suo benessere irradierà verso gli altri”

E ha perfettamente ragione. Ci vuole egoismo sano per poter essere in grado anche di aiutare gli altri. Se ci si prende cura di se stessi allora saremo in grado di prenderci cura veramente degli altri senza causare danni o senza causarci stress ulteriore che andrebbero ad avere un effetto negativo sul nostro benessere. E se stiamo male allora qualunque nostro buon intento di aiutare gli altri fallirà.

FILTRARE LE PROPRIE ANGOSCE

Come poter aiutare i nostri figli apc a capire di essere responsabili solo di se stessi?

Insegnagli a dissociare le angosce che gli appartengono da quelle degli altri, a discernere ciò che può in qualche modo controllare da quello su cui non ha influenza.

Per le cose sulle quali è in grado di esercitare un controllo: può agire, responsabilizzarsi, chiedere aiuto per imparare a superare questa angoscia.

Per le cose sulle quali non ha influenza: può lasciare la presa, passare ad altro, pregare e restituire la responsabilità alla persona a cui appartiene di diritto”

Può comunque fare volontariato, volendo. Io sono una iperempatica e specialmente da ragazzina mi sentivo responsabile e in colpa per tutto. Quando feci volontariato nella Croce Rosse capii che ci sono delle persone che non vogliono essere aiutate nonostante la tua presenza e il tuo sostegno, che vi sono eventi per i quali non si ha colpa, e altri che invece vengono causati per una precisa volontà, e che ognuno è davvero responsabile delle proprie scelte. Suggerisco sempre il Volontariato come anche l esperienza degli Scout. Sono due esperienze che insegnano e che formano nell’animo e nella Vita.

La stessa Gage è del mio stesso parere. Fare volontariato per questi bimbi è utile.

la sua intuizione supersviluppata fa sì che avverta i problemi prima che sopraggiungano, e questo gli procura angoscia; spesso ha ragione. Prendi sul serio le sue parole ed evita di perpetuare la sindrome di Cassandra” .

In questa sindrome mi ci sono sempre identificata e quindi tendo a dare più fiducia a mia figlia per non farla sentire non creduta.

Cassandra aveva il dono della profezia ma punita dagli dei nessuno più le credeva nonostante dicesse la verità. È frustrante davvero.

STATO RISORSA

Connettilo a uno stato risorsa, vale a dire a un ricordo positivo che gli è caro e che farà emergere in lui emozioni positive. <Ricordi quando….>. “

In questo modo potrà spostare la propria attenzione a qualcosa di positivo, ripercorrerà emozioni positive e sensazioni tali da far placare la propria angoscia.

VIVERE LA PROPRIA ANGOSCIA CON SEMPLICITÀ

La dottoressa Gage ci invita a non lottare la propria angoscia ma a viverla. Vediamo come fare

RIVOLGERE LA BUSSOLA VERSO IL BENE

Insegnagli a individuare il buono, il positivo e il gioioso che esiste nella sua vita presente, passata e futura

DIVERSIFICARE LE PERSONE-RISORSA

Insegnagli a individuare persone di fiducia e premurose alle quali potrà affidarsi. È sempre meglio che abbia uno o due adulti di fiducia doversi dai suoi genitori.

IL CIBO E LE ANGOSCE

Quante persone utilizzano il cibo come antistress, antiansia ecc? Sembra sconcertante ma purtroppo ultimamente molti bimbi utilizzano questo modo di agire e sfogarsi per placare magari frustrazioni, angosce ecc. Stiamo attenti!

Alcune volte il cibo viene rifiutato, ma è sempre un atteggiamento di autocontrollo che non va bene.

Stiamo attenti quando vediamo i nostri figli nella bolla della angoscia. Vigiliamo anche sul loro comportamento nei riguardi del cibo e interveniamo non appena vediamo e notiamo qualcosa di insolito. Consideriamo inoltre che molti cibi come i fritti e i formaggi ma anche la cioccolata influenzano negativamente sul corpo perchè affaticano il fegato e aumentano gli stati di angoscia.

ANESTETIZZIAMO I PENSIERI ATTRAVERSO IL CORPO:PERICOLO!

Pensiamo ad esempio alla bulimia: ci si abbuffa per sfogare ogni sentimento negativo e confortarsi col cibo con abbuffate per poi sentirsi in colpa e vomitare.

Oppure alcune persone si sfogano col bere esageratamente o con la droga.

Perchè si sa che la sofferenza psichica fa male per questo siamo tendenti a riversare il proprio malessere sul corpo, l’unica parte visibile di noi stesse al quale poter dare guerra o dare la colpa. Alcuni arrivano a procurarsi piccoli tagli sulle braccia in modo ripetuto.

In merito suggerisco sempre di leggere anche il mio libro AD UN PASSO DA ME edito Infilaindiana edizioni che aiuta a comprendere queste due malattie dell anima

https://www.amazon.it/passo-me-Emilia-Amodio/dp/8833540014

Cercate di prevenire e di intervenire qualora notate cambiamenti comportamentali. Nel mio libro troverete anche tutti gli espedienti e i sotterfugi che gli adolescenti adottano per non attirare su di loro l attenzione da parte dei genitori e non essere scoperti. Vi è anche un intervento della dottoressa Filippi specializzata in disturbi alimentari che ha lavorato anche presso l associazione ABA della De Clerq che si occupa di anoressia e bulimia.

Quindi cerchiamo di comprendere che non dobbiamo sottovalutare alcun cambiamento caratteriale e comportamentale specialmente se si ha a che fare con figli adolescenti.

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