UNA STORIA PER INSEGNARE AI BIMBI APC A GESTIRE I CONFLITTI E NON EVITARLI

Vorrei condividere con voi una bellissima storia da leggere ai vostri figli.

Questa storia è tratta dal libro ” Bambini con una marcia in più” e insegna come difendersi senza essere assertivi ma riconoscendo quando è il momento di evitare un conflitto ( solitamente i bimbi apc odiano i conflitti e tendono a evitarli o comunque a eluderli per non soffrire. Alcune volte è una buona e sana mossa sociale ma in altre occasioni è bene affrontare il conflitto e saperlo gestire) e quando invece affrontarlo in maniera sana.

LA STORIA DELL’ELEFANTE

“C’era una volta un elefante (nel nostro caso l’elefante sei tu) che era dolcissimo e gentile. Amava le persone e gli animali, detestava l’ingiustizia e il conflitto. Un giorno arriva una zanzara e gli gira intorno irritandolo con il suo ronzio nelle orecchie. L’elefante si innervosisce, ma non dice nulla; anzi, dice a se stesso che è solo una zanzara, che non è colpa sua, e le perdona per empatia.

L’indomani la zanzara torna e ricomincia a ronzargli nelle orecchie; peggio ancora, comincia a pungerlo. Dal momento che l’elefante non dice nulla, la zanzara trova tutto ciò sempre più divertente. Ogni giorno lo punge sempre più insistentemente, nella speranza di una reazione. Ma l’elefante rimane fedele a se stesso e non si ribella nè si innervosisce.

La zanzara è furba e viziosa. Infastidisce l’elefante per giorni…e settimane. Gli gira intorno, lo provoca, lo irrita fino a quando ottiene una reazione.

La zanzara è calcolatrice e dispettosa. È anche astuta, e raramente si fa prendere. Alcuni adulti la considerano una graziosa farfallina, ma non cerca altro che una preda alla quale succhiare il sangue. Pungere le fa bene, perchè le dà energia. Sceglie prede gentili, con le quali può agire in libertà.

L’elefante si fa pungere e pungere, le punture gli fanno male e lo spossani, la zanzara gli ruba molte energie.

L’elefante deve riconoscere che la cattiveria esiste, prima di perdere tutta la sua energia e il buonumore. Deve imparare a difendersi. Fatica a comprendere che si può far del male volutamente e solo per scherzo, per lui la cattiveria non ha alcun senso.

Allora va a lezione dalla tigre, grande esperta di autodifesa. Per una intera settimana impara da lei le tecniche giuste.

Il giorno dopo, la zanzara torna, arrogante e sicura di poter rubare altro sangue all’elefante. Questi prende un bel respiro e barrisce con decisione. Si è allenato talmente bene che non ha bisogno di mostrarsi aggressivo. La zanzara indietreggia sorpresa. Poi, come sua abitudine, tenta di riavvicinarsi. L’elefante scuote con forza le orecchie e la spinge lontana. Barrisce di nuovo, e stavolta la zanzara comorende che è pronto a difendersi e non sarà mai più passivo. Dal momento che ha osato chiedere aiuto alla tigre, accettando di ricevere il suo insegnamento, l’elefante ha trovato la sua forza interiore. E da quel momento in poi ha acquisito la fiducia nella sua forza e nel suo coraggio per difendersi!”

Questa è una buona storia da raccontare per prevenire anche situazioni di bullismo rafforzate da un comportamento passivo da parte della vittima.

Solitamente si dice che quando nascono litigi tra bambini si debba lasciare il conflitto e la questione ai bambini. Si pensa che i bimbi se la riescano a sbrigare soli, non considerando i loro limiti e che si tratta di bimbi quindi di energie complesse libere di agire a seconda di chi si ha di fronte. Personalmente penso che sì magari sul nascere, un conflitto o un litigio si debba lasciare che si risolva tra bimbi Ma poi si deve insegnare ai bambini a chiedere aiuto a un adulto qualora il conflitto degeneri o non si riesca a risolvere.

Primo, perchè proprio come dice l’autrice del libro

Conosco pochissimi adulti in grado di affrontare e risolvere i conflitti in modo sano. Il che significa che la maggior parte dei bambini ha un cattivo esempio parentale da seguire.

Secondo, perchè è corretto che gli adulti accompagnino anche in queste occasioni i bambini dando esempio pratico come poter risolvere il conflitto senza esasperarlo o peggio ancora degenerarlo.

Con mia figlia quando sono accaduti situazioni del genere (e ne sono capitate eccome sia con bimbi poco più grandi sia con le amichette) mi sono sempre comportata così:

Prima mantengo la giusta distanza, cercando di capire cosa è accaduto, come stanno relazionando e parlando e cercando di osservare e mantenere sottocontrollo la loro carica energetica emotiva.

Se dopo un pò di tempo, circa 5 minuti più o meno, la questione non si risolve o vedo una delle due parte in difficoltà, intervengo cercando di comprendere le esigenze di entrambi restando parziale nel giudizio e cercando insieme loro ub compromesso, un punto di incontro o facendo loro capire che si tratta semplicemente di una incomprensione.

Aiutandoli a comunicare in base sempre alle loro esigenze e lasciando loro la decisione di come poter risolvere il misfatto si arriva sempre a un punto d’accordo o a un scusa e un abbraccio.

Difatti anche Maika odia i conflitti ma in alcune situazioni dove lei vede e nota delle ingiustizie per fortuna ora si ribella e si difende.

La paura che avevo fino a qualche mese fa cioè quella che per via della sua ipersensibilità, del suo carattere che evitava i conflitti o che tendeva a essere assertiva per piacere o per non creare litigi, potesse essere più in là una preda di bulli o di pseudobulli o di prepotenti, pian piano sta scomparendo, per fortuna. Anzi, ora le devo insegnare quando mollare quando seppure sussiste una ingiustizia fatta, si parla con persone arroganti e prepotenti che non comprenderanno mai il misfatto causato.

Ma…ha preso dalla mamma…non comprenderemo mai il motivo per cui anche in tal caso si debba mollare….

Mio papà mi diceva sempre “Amore di babbo ricorda che gli eroi muoiono giovani. Andando avanti così come fai….beh? Vuoi morire giovane? Questa perenne esigenza di andare fino in fondo contro le ingiustizie anche a quelle che non ti appartengono ti causerà molti guai! Ma sappi che nonostante tutto io non cambierei nulla di te e del tuo carattere!”.

Aveva ragione come sempre…ora sto cercando di insegnare a Maika quando mollare…a volte ci riesce altre… no…sta ore a contestare e spiegare….ma spero che col tempo magari….oppure no…

Noi gli daremo gli strumenti e i mezzi per difendersi e per avere la giusta capacità di valutazione ….il resto lo dovrà sempre e comunque mettere lei…

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