PARENT TRAINING E SUPPORTO EMOTIVO PER BIMBI APC

“Porti tua figlia dalla psicologa? Come mai?” Mi dice una mamma, osservando poi in modo strano mia figlia. Come per notare qualche disturbo, qualche problema, qualche cosa di strano oppure ancora peggio come per dire ‘Oddio, non pensavo fosse una pazza’…

Mi limito solo a osservarla come per chiederle ” scusa, cosa hai chiesto?”..

Voglio capire chi glielo abbia detto…

Ricpnoscendo la mia domanda taciuta mi risponde:

“PERCHÈ Maika ha detto a mio figlio che la sua dottoressa della parola è la più buona e brava del mondo” .

La sincerità di mia figlia a volte mi causa qualche disagio ma non è questo il caso. Sono orgogliosa di mia figlia che manifesta il suo stare bene e il suo forte legame con la sua dottoressa, punto importante per lei.

“Sì, perchè?”.

Mi guarda in modo compassionevole, quasi dispiaciuta per me…

“E che disturbo ha?”

Credo che sia davvero deplorevole pensare che si utilizzi l’esperienza di uno specialista solo nel caso in cui si abbia un disturbo…

“Disturbo? Nessuno! Non ci va mica perchè ha un disturbo… mi meraviglia che si debba pensare che un bimbo che vada da uno psicologo lo debba fare solo perchè come problema abbia un disturbo…”

“Solitamente chi non ne ha bisogno non ci pensa ad andarci” mi dice come per darmi una freccoatina…

Non sa ancora che ho i miei assi nella manica…

“Veramente solitamente è risaputo che chi non ha bisogno di uno psicologo ci vada e chi invece ci dovrebbe andare fa resistenza ad andarci. Tutto sommato però Maika ci va per un supporto emotivo e ti dirò di più noi siamo stati abbastanza intelligenti come genitori da seguire un parent training”.

Si ritrae un pò offesa forse, ma poco me me frega.

“E scusa se mi permetto ma come mai?”

Tacio non voglio continuare questa discussione, almeno finquando non si rende conto che sta sbagliando approccio. Dovrebbe utilizzare un pò di umiltà e non dare considerazione aenza conoscere.

Quando mi allontano però dopo un pò mi raggiunge.

“Scusami non volevo offendere nessuno. Sai ho avuto un nipotino…gli psicologi lo hanno rovinato. Ora quando sento parlare di loro…scatto subito in protezione. Poi tua figlia non dimostra di aver bisogno di qualche supporto. Scusami..sai mio nipote…” e cosi si confida..

Ascolto la sua storia… a volte le proprie esperienze negative minano anche la propria capacità di riflettere.. io sentendomi rivolgere quelle parole ho pensato a quante volte all inizio mi sono sentita osservata in modo strano quando parlavo di Maika e lei tramite la sua esperienza del nipotino ha tremato al solo pronunciare la parola “psicologo”..

Compreso ciò e compreso il perchè è stata traumatizzata le racconto pian piano di maika…

Le parlo della forte intesità di maika nel vivere le proprie emozioni, della sua ipersensibilità, della sua iperempatia e poi delle sue reazioni a volte esagerate per un niente, del suo perfezionismo e cosi via

” il supporto serve a farle riconoscere non solo le sue emozioni che cmq le ha sempre riconosciute, ma a gestirle nel modo più opportuno, ad abbassare le sue alte aspettative, a farle.comprendere che se sbaglia non è una tragedia, a smussare lati del suo carattere rigidi e molto altro ancora. Poi questo è in linea di massima, considera che ad ogni incontro conosciamo qualcosa in più perchè Maika sta tendendo a nascondersi e ad adeguarsi. Ecco perchè ora lavoriamo sul fatto che essere se stessi è giusto, che non ha bisogno di nascondere le sue caratteristiche per piacere agli altri, che non sempre è brutto imporre i suoi interessi…insomma elencarli tutti è davvero impossibile. Anche per le reazioni le stiamo facendo comprendere che può benissimo manifestarle in modo diverso. E poi anche perchè per chiedere all’asilo e poi a scuola un qualcosa di più per Maika vi è bisogno del parere dello specialista che accerti non solo le caratteristiche, i bisogni e le esigenze di maika ma sopratutto il suo lato emotivo estremamente delicato”

“E a cosa serve il parent training?”

“Serve a noi per comprendere a fondo la personalità complessa di maika, il suo vivere in modo intenso le emozioni, a comprendere che le sue reazioni non sono capricci ma esigenze che non riesce a comunicare. E non perchè da soli non riusciremo a comprenderla ma per fare i giusti passi nel minor tempo. Da soli ci si arriva con sforzo, con un supporto tutto è più chiaro e tutto avviene quindi in modo naturale. Ad esempio ricordo che per me, il primo incontro con la dottoressa formata in plusdotazione, è stata positiva perchè ho avuto la certezza di aver fatto i passi giusti con maika seguendo il mio istinto materno e che allora non ero una pazza che aveva visto sbagliato. È confortante quando una specialista ti dice “Si signora, ha fatto bene a fare ciò che fa, sua figlia è proprio così”. Sa all’inizio ci si ostina a dire che è come tutti i bimbi ma poi ci si accorge che la sua gestione è molto diversa. Non la puoi sgridare altrimenti la sua ipersensibilità ne risente e si creano altri disagi, questo non vuol dire farle fare ciò che vuole ma imparare un nuovo approccio. La gestione di bimbi così intensi produce stress. Hanno mille interessi, esigenze mai uguali, bisogno di attenzioni, ti ricoprono di domande, vogliono alla loro portata sempre un adulto che in ogni momento possa rispondere alle domande. Il rapporto con gli altri non è facile. Sanno di essere diversi dai loro coetanei, a volte si isolano altre volte si adeguano, e questo è pericoloso. Il parent training ci aiuta molto in alcune situazioni. Ci ha aiutati quando Maika rifiutava tutti e pian piano abbiamo capito il perchè e come aiutarla. A smussare anche noi dei lati dei nostri caratteri. A capire la sua ipersensibilità e i suoi bisogni cognitivi. E cosa non meno importante ci aiuta a gestire il nostro stress dovuto proprio alla quotidiana gestione di Maika intesa come bimba apc ma sempre una bimba di quasi 4 anni con una emotività estrema e pari e alcune volte al di sotto della sua età, cosa non facile. Ti ritrovi ad avere a che fare con una bimba con la quale puoi parlare di tutto anche e sopratutto di argomenti superiori alla sua età ma con una emotività di una bimba della sua età. Inoltre per chiedere supporto all asilo o a scuola vi è bisogno di una collaborazione con lo specialista che accerti i bisogni e le esigenze del bimbo stesso, come ho già detto….”

Alla fine abbiamo parlato molto e ci siamo lasciate convinte che entrambe, facendo un passo indietro e fidandoci l una dell altra, aveva guadagnato almeno un rispetto reciproco e un rapporto sano e coerente.

Molti genitori di bimbi apc rifiutano il Parent training oppure danno un supporto psicologico ai figli ma rifiutano gli incontri familiari. Senza voler giudicare, penso che sia una scelta un pò ingiusta sia nei loro riguardi sia nei riguardi dei figli.

Solitamente sono i papà i più restii. La prima cosa che pensano è “perchè devo portare mio figlio da uno psicologo? Perchè devo parlare con uno specialista? Non ne ho bisogno! E poi lo specialista saprà i fatti nostri della famiglia!”.

Anche mio marito all’inizio mi pose queste domande. Sentivo però che era la scelta giusta per noi e per Maika. Dovevamo aiutare nostra figlia e se questo significava fare parent training allora lo avremo fatto.

Il parent training non è una analisi accurata su ogni singolo membro della famiglia. Non siete in analisi. Siete lì per ascoltare come poter aiutare vs figlio qualora ne avesse bisogno o in alcuni momenti, per ascoltare magari le vere esigenze che ha vs figlio, cosa lo fa stare bene e cosa male. Cosa dover smussare nella gestione e cosa mantenere.

È un dialogo con lo specialista di come si comporta vostro figlio in casa o a scuola, delle.reazioni che ha in determinati momenti, di capire perché ha delle reazioni esagerate o meno.

Insomma è un confronto.

Nessuno giudica ma ci si aiuta.

Se è sorto un litigio che ha in un certo senso traumatizzato o fatto star male vs figlio, se ne parla in linee generali e lo specialista vi potrà suggerire come poter riacquistare la fiducia di vs figlio e fargli capire che non vi è più nulla di cui preoccuparsi.

A proposito vi vorrei consigliare una cosa:

Se, come capita anche nelle migliori famiglie, si finisce di litigare di fronte i figli, è bene far pace, anche a distanza di giorni, di fronte i figli stessi. In questo modo potranno imparare che non sempre i litigi sono sbagliati ma che poi si può fare benissimo pace e tornare sereni.

Il parent training per noi genitori, come il supporto emotivo per i bimbi apc, è molto importante. Ma per essere funzionale appieno è bene non escludere l’uno o l’altro. Non serve a nulla un supporto emotivo se poi i genitori non fanno la loro parte per aiutare al meglio i propri bimbi.

Non siate presuntuosi.

Già la gestione di un figlio non è mai facile, ma quando si hanno figli apc che vivono ogni cosa in modo estremo, che percepiscono le proprie e le altrui tensioni ed emozioni il carico emotivo che si avverte e si vive è centuplicato.

Non siate contrari a un aiuto

Provate, almeno così vi renderete conto che un parent training non è un’analisi su di voi ma un aiuto concreto e sano, un insieme di consigli che porterà serenità e stabilità all’intera vs famiglia

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