Le 6 tipologie dei bimbi apc della dott.ssa Neihart

Un’altra autrice che delinea una classificazione dei soggetti plusdotati, questa volta per “profili”, è Maureen Neihart, che possiede un’esperienza trentennale a fianco dei bambini gifted, pubblicando più di trecento articoli sull’argomento. I sei profili che l’autrice individua, di seguito riportati, differiscono per tratti di personalità, bisogni manifestati e modalità di espressione del proprio talento (Betts e Neihart, 1988).

E’ importante sottolineare come queste tipologie non debbano essere considerate in maniera rigida, ma rappresentino linee guida in grado di indirizzare l’intervento sui differenti soggetti (Morrone e Renati, 2010). Nonostante ciò, l’utilità di questa categorizzazione è grande e permette di avere un quadro più generale e globale di tali individui nei loro punti di forza e debolezza e delle caratteristiche manifestate a livello socio-emotivo (Betts e Neihart, 2010).

Le sei tipologie dei bimbi plusdotati

Il plusdotato di successo – T1 è un soggetto che ha una notevole riuscita scolastica e manifesta un comportamento consono e da “bravo ragazzo” sia in ambiente scolastico che casalingo. Egli possiede concetti positivi di sé ed è soddisfatto e compiaciuto delle sue abilità, nonché desideroso di approvazione da parte di maestre, compagni e genitori. Ma, nonostante la sua abile capacità a ottenere buoni risultati, spesso gli mancano le competenze necessarie per apprendere in modo approfondito e autonomo. Infatti, il tipo di conoscenza che possiede è perfettamente conforme ai programmi scolastici, manca però l’interessamento verso argomenti differenti. Goertzel e Goertzel lo descrivono come colui che in età adulta manifesterà una perdita delle capacità immaginative e dell’autonomia, nonostante il successo che accompagna la sua carriera e le sue scelte di vita (1962). Per tale motivo, egli potrebbe necessitare di un sostegno e stimolo in ambiente scolastico e casalingo volto all’incremento di una motivazione che non dipenda strettamente dall’ottenimento di buone votazioni o desiderabilità sociale e dallo sviluppo di abilità a fronteggiare l’incertezza e il rischio.

Il plusdotato creativo – T2 manifesta un’intensa motivazione a perseguire i propri scopi personali e ha una predisposizione allegra nei confronti del mondo, un alto livello di energia, esprimendo a pieno gli impulsi. Egli possiede una personalità forte e positiva, che però può essere accompagnata da labilità emotiva, area in cui manifesta livelli più bassi di autocontrollo e, in generale, scarso interesse a uniformarsi alle aspettative. Sarebbe importante capire, di fronte a un T2, con quale modalità manifesta il suo talento artistico, più che individuare il livello della sua creatività. Sarebbe inoltre importante domandarsi se abbia sviluppato una piena consapevolezza delle sue abilità artistiche e tenere conto che queste possono andare di pari passo con aspetti di devianza, disagio o deficit.

Particolarmente difficile da individuare, rispetto ai precedenti, è invece il plusdotato sotterraneo – T3. Questo profilo è infatti caratterizzato da strategie di coping disfunzionali, che mirano a evitare la possibilità di esprimere a pieno le abilità del soggetto. Egli percepisce una dissonanza relativa alla riuscita dei propri obiettivi e la svalutazione delle proprie capacità, avvertendo pressioni di fronte alle situazioni che potrebbero determinare positivamente la sua riuscita scolastica e professionale. Infatti, egli associa i comportamenti finalizzati alla buona riuscita di obiettivi positivi a “tradimenti” nei confronti del gruppo sociale di riferimento. Per questo motivo, si ritira e mostra resistenza di fronte alle opportunità di sviluppo del suo talento, che il soggetto stesso non riconosce (Kerr, 1985).

Se si dovesse individuare questo tipo di plusdotato attraverso i test standardizzati di successo scolastico, si cadrebbe probabilmente in errore perché questi difficilmente predicono le sue effettive potenzialità, ma solo le capacità che egli crede di possedere. Gli strumenti più adatti potrebbero essere le osservazioni, interviste, valutazioni basate sulla performance e inventari. L’intervento che si potrebbe attuare su di lui è una ri-definizione dell’autostima in ambiente scolastico e casalingo, un incremento delle competenze sociali al fine di inserirlo in una pluralità di contesti e un’occasione di effettiva discussione sui punti di forza di una mobilità verso l’alto.

Il quarto tipo è il cosiddetto “soggetto antisociale – a rischio” – T4 e presenta problematicità su vari fronti. Possedere un grande talento sembra infatti mettere il soggetto in difficoltà nella gestione di quest’ultimo.  Nello specifico, egli presenta problematiche emotive e comportamentali espresse in azioni di disturbo e stati di crisi. Non è un soggetto che riceve solitamente motivazione a livello scolastico ma potrebbe ad esempio provare stati emotivi intensi, come la rabbia, attraverso l’acting out, andando alla ricerca di sensazioni forti e nutrendo aspettative irrealistiche su di sé. In questo contesto, spesso egli non è in grado di gestire le frustrazioni a livello quotidiano e la maggior parte delle volte ciò è causato da carenze educative proprie del suo percorso di crescita. L’intervento più adeguato su questa tipologia di plusdotato potrebbe avere come obiettivo primo il ritorno a un funzionamento psichico e comportamentale equilibrato, fornendogli sostegno attivo e modificando l’orientamento al problem solving da “centrato sulle emozioni/disfunzionale” a “centrato sul problema”.

Il “plusdotato due volte eccezionale” – T5  presenta una forma di disabilità fisica o emotiva e per tale motivo, non è quasi mai identificato come soggetto di talento. Egli infatti manifesta comportamenti di disagio che non vengono associati alla plusdotazione, come ad esempio avere una scrittura incomprensibile o mettere in atto comportamenti distruttivi, che non gli permettono di seguire le lezioni scolastiche. Inoltre, sembra sperimentare un alto livello di stress, che si associa a disturbi dell’umore e di ansia, con frequenti vissuti di frustrazioni, scoraggiamento e isolamento. Il plusdotato in questione sembra manifestare una non consapevolezza del suo atteggiamento nei confronti dell’ambiente scolastico, tanto da negare il proprio disagio e ritenere invece che siano le lezioni o i compiti a essere estremamente “noiosi” o “stupidi”. Utilizza spesso una modalità sarcastica o critica in approccio alle lezioni, generalmente col fine di nascondere il suo profondo senso di inefficacia e bassa autostima. Anche se sono poco conosciuti, esistono alcuni programmi scolastici alternativi ideati da alcuni studiosi per  esprimere a pieno il potenziale del T5 (Daniels, 1983; Fox, Brody & Tobin, 1983; Gunderson, Maesch & Rees, 1988).

Il plusdotato “autonomo nell’apprendere” – T6 rappresenta invece una tipologia in grado di esprimere la plusdotazione nella maniera più funzionale e potenziata.Infatti, il soggetto possiede alti livelli di autoefficacia, obiettivi autodefiniti, buona disposizione nel perseverarli, ricerca delle sfide, ha una visione incrementale delle proprie capacità e coraggio nella gestione della propria giftedness. Altre caratteristiche che lo contraddistinguono sono buone capacità di autoregolazione, uno stile esplicativo di tipo assertivo, buona gestione delle delusioni e delle difficoltà. Inoltre, il suo obiettivo sembra più focalizzato sull’apprendimento che sulla buona riuscita scolastica e professionale. Egli possiede spesso una buona consapevolezza del legame tra convinzione di poter svolgere un compito bene o male e il risultato finale. Nonostante la sua efficacia e buona funzionalità, egli potrebbe comunque avere bisogno un affiancamento e supporto su come autogestirsi e fronteggiare i costi psicologici e sociali del suo successo.

Come già accennato, le traiettorie di sviluppo di questi profili propongono una rivisitazione più approfondita del soggetto plusdotato, che colga i tratti salienti e che tenga sempre in considerazione che ogni soggetto gifted  è irripetibile e, di conseguenza, avrà uno sviluppo individuale e unico nel suo genere(Renati e Zanetti, 2012). Inoltre, rimangono aperte alcune questioni sulla possibilità che questi sei profili abbiano validità di categorizzazione solo nei paesi occidentalizzati, in quanto vi sono elementi, come famiglia contesto educativo scolastico e sociale, che modellano queste tipologie. Vi è poi la convinzione che questi modelli siano dinamici e possano variare durante lo sviluppo del soggetto (Neihart, 2009).

(Articolo di Stateofmind)

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