Psicologo clinico o psicologo socio educativo relazionale?

Nel trattamento del bambino apc è meglio rivolgersi a uno psicologo clinico o a uno psicologo a indirizzo socio educativo relazionale? Meglio un intervento basato sugli standard della psicologia clinica o quello basato sulla psicologia educativa?


Per chi ha a che fare con questi bambini, la risposta sarà facile da dire. Premettendo che comunque uno psicologo clinico Formato in apc potrebbe dirigere nel migliore dei modi l’intervento, considerando la personalità complessa e i bisogni educativi differenti che ha bisogno un bimbo apc, conosciuti grazie proprio alla formazione, la risposta esatta, se proprio si dovesse scegliere è la seconda: meglio uno psicologo a indirizzo SOCIO EMOTIVO RELAZIONALE.


Vediamo perché:


La psicologia è una scienza empirica e soggettiva che indaga l’attività psichica e i comportamenti umani per definire le leggi:quindi come oggetto di studio privilegiato ha la mente.
La psicologia dell’educazione trova la sua specificità nell’intervenire sull’azione educativa, che è intesa come percorso finalizzato allo sviluppo di ogni soggetto.
Constata di alcune fasi:

  1. definizione del problema considerando i punti di vista da parte di tutti i soggetti coinvolti;
  2. Definizione degli obiettivi: trattandosi di soggetti in crescita si porranno obiettivi minimi (il risultato in breve tempo) piuttosto che a lunga durata;
  3. Definizione delle. Soluzioni testate, in quanto una difficoltà diventa un problema quando viene applicata sempre la stessa soluzione;
  4. Definizione delle strategie, considerando le tecniche più corrette da utilizzare sia a riguardo del problema sia della persona che presenta il problema. Occorre quindi flessibilità e capacità di analisi delle specifiche situazioni.
    Lo scopo è quello di far avvenire il processo di crescita educativa del ragazzo o bambino in modo spontaneo. Tale processo si articola in : sviluppo, influenza educativa e comunicazione.
  5. QUAL E’ LA DIFFERENZA TRA PSICOLOGIA CLINICA E PSICOLOGIA DELL’EDUCAZIONE?
    La differenza sostanziale sta: nell’oggetto d’intervento, nelle figure coinvolte, nell’ambito, nelle modalità di intervento, nello scopo e nella Definizione della figura stessa.
    Vediamoli nello specifico:
    L’oggetto d’intervento nella PSICOLOGIA CLINICA, riguarda: i disturbi indagati in una prospettiva olistica.
    L’oggetto d’intervento nell’approccio PSICO-EDUCATIVO, riguarda: le difficoltà educative nell’ottica preventivo promozionale.

Le figure coinvolte nella PSICOLOGIA CLINICA sono: neuropsichiatri infantile, psicologo, pedagogista clinico.
Le figure coinvolte nella PSICOLOGIA DELL’EDUCAZIONE, sono: genitori, insegnanti, educatori, psicologi.

L’ottica d’intervento nella PSICOLOGIA CLINICA riguarda il caso singolo mentre
Nell’approccio PSICO-EDUCATIVO sono: scuola, famiglia e gruppi di pari.


Le modalità di intervento nella PSICOLOGIA CLINICA si basano sulla diagnosi e valutazione dei risultati dei test, interviste e questionari, mentre
Nell’approccio PSICO-EDUCATIVO si basano su colloqui di supporto finalizzato al superamento di una difficoltà.


Lo scopo della PSICOLOGIA CLINICA è quella di agire sul disturbo modificando alcune variabili e incidere al fine di migliorare lo stato della persona.
Lo scopo della PSICOLOGIA DELL’EDUCAZIONE è quello di favorire il fronteggiamento delle difficoltà, stanare la situazione di disagio e sostenere sia il ragazzo sia l’ambiente a percorrere una strada di apprendimento e di sviluppo.


Lo psicologo si definisce CLINICO quando si prevedono competenze e collaborazioni che integrino aspetti biologici, fisiologica, medici, neurobiologici , ecc..
Lo psicologo si definisce DELL’EDUCAZIONE perché approfondire materie quali pedagogia, sociologia e la didattica e gli si chiede di lavorare, i particolar modo, in un contesto familiare, scolastico, sociale.

Questi sono i motivi per i quali è preferibile scegliere uno psicologo dell’educazione piuttosto che uno clinico, per seguire e supportare i nostri figli, noi come genitori e fare rete anche con le scuole e ogni altra persona coinvolta.


In questo modo il bimbo potrà sentirsi ben supportato, riuscirà ad aprirsi perché comprende che ciò che accusa non è un problema dovuto da se stesso, ma dall’ambiente che, cooperando, può migliorare ridandogli l’equilibrio e la serenità di cui necessita.


Non abbiamo disturbi da curare solo bambini da valorizzare secondo il loro modo di concepire l ambiente circostante e il mondo e dare loro anche gli strumenti per gestirli nel migliore dei modi.

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