ESSERE UN BRAVO Insegnante – prima parte

Questa poesia del maestro ebreo Janusz Korczak, vittima nel campo di concentramento al tempo dei nazisti con i suoi 200 bambini, suoi alunni,è scritta sul muro dell’entrata della Scuola di Maika.
La sua storia è drammatica ma anche lì lui non smise di insegnare ai suoi alunni rendendoli anche autonomi, tanto che ancora oggi il suo metodo di insegnamento è adottato da molte scuole italiane.

(Articolo di Emilia Amodio)

COME PUÒ AIUTARE LA SCUOLA UN BAMBINO APC?

Con la collaborazione e il confronto con la famiglia ed, eventualmente, lo specialista che segue il bambino nella sua crescita.
Un docente dovrebbe sempre e comunque andare incontro le esigenze dell’alunno e valorizzare, potenziare e stimolare le sue capacità intellettive, sfruttando le sue capacità cognitive.
Come diceva Lois LeBar:

quello che gli alunni vogliono imparare è importante quanto quello che gli insegnanti vogliono insegnare”.

Questa affermazione racchiude l’importanza di come l’insegnante si dovrebbe porre di fronte un allievo curioso: considerare anche ciò che il suddetto alunno fa comprendere di voler imparare. Insegnamento e volontà di apprendere materie con metodo di studio secondo il proprio potenziale, sono ugualmente importanti, pertanto dovrebbero essere presi in considerazione dalle due parti in egual misura.
Ciò dovrebbe spingere un’insegnante verso la comprensione positiva di avere un’opportunità anche di “crescita professionale”, nell’affrontare e provare a soddisfare le esigenze di ogni alunno.

Considerando che, effettivamente, al momento non esiste un piano di studio ad hoc posto nei confronti di un alunno plusdotato, ciò non dovrebbe essere un limite per il docente. Esistono comunque alternative, come in questo caso l’arricchimento, l’approfondimento di una certa materia, l’accelerazione ecc, che l’insegnante stesso può sfruttare e proporre al bimbo APC.
E, prima ancora, compito essenziale e non meno importante, l’osservazione attenta peraltro delle qualità di ogni bimbo, per accorgersi se un alunno possa o meno essere un bimbo APC ed, eventualmente, parlarne con i genitori qualora non se ne fossero ancora accorti o semplicemente non conoscano l’argomento.

In pratica, il compito dell’insegnante non dovrebbe essere solo l’insegnamento, ma una completa osservazione sugli alunni, rispettare ogni limite e ogni potenziale e non sopprimere o essere distratto sull’allievo.

Si parla sempre di UGUAGLIANZA, ma quando si chiede di far avere a tutti i bimbi, inclusi i bimbi Apc, il diritto di valorizzarsi, pari opportunità di poter coltivare il proprio potenziale, si storce la bocca. Nel caso dell’argomento Plusdotazione addirittura si ricevono occhiatacce e frecciatine inopportune.

Un docente attento e che tiene a cuore seriamente la crescita dell’alunno, troverà sempre un metodo efficace per andare incontro le esigenze dell’alunno Apc, assecondando la sua sete di sapere e reinventando il suo modo di insegnare, per permettere al bimbo APC di comprendere la lezione senza ripetitività, senza noia, senza doversi isolare. Ma questo modo di operare da parte dall’insegnante, dovrebbe valere per tutti gli alunni, non solo per quelli definiti e valutati come APC.

Un docente dovrebbe essere spinto da quel fuoco del desiderio di insegnare ai bimbi a essere persone affamate di Sapere e Conoscenza, pertanto perché non riconoscere, non accettare, non valorizzare un bimbo che potrebbe dare di più e sul quale il suo lavoro compirebbe passi da gigante? Perché questa resistenza nel non mettersi in gioco? Troppo impegnativo? Allora che si cambi mestiere.

L’insegnante è un educatore che dovrebbe collaborare con la famiglia di ogni alunno per seguire le linee generali dell’educazione scelte dal genitore se sane o modificarle se ce ne fosse bisogno anche, e arricchire la mente del bimbo in modo idoneo e opportuno per quel bimbo specifico. Se si reputa tale ruolo “impegnativo”, se non si ha un vero interesse nel fare ciò, allora sarebbe un bene rivalutare la scelta dell’essere insegnante.
Ormai lo si è capito: parlare di Plusdotazione mette a disagio, se ne ha paura.

Ma perché?

Perché visto la disinformazione a riguardo e considerando la poca curiosità del singolo nell’informarsi su questi bimbi ad Alto Potenziale, ovviamente si ha timore di non essere in grado di gestirli, di contenerli. Paura legittima se non si ha quella fame di conoscenza che permetterà di contro a trovare i tasselli giusti per gestire personalità così complesse e fragili.

Reprimerli sembra essere l’unico modo per sentirsi protetti da queste “mine vaganti, da queste minacce, da questi bimbi così attivi mentalmente e anche fisicamente”. Reprimere la loro sete, la loro indole sembra essere l’unica soluzione che trovano questi insegnanti poco curiosi, per nulla interessati.
Insegnanti che hanno dimenticato cosa li ha spinti a voler diventare Maestri, purtroppo.

E così, insegnanti propensi al confronto, all’innovazione, al venire incontro alle esigenze di bimbi e famiglie, sono rari come mosche bianche. Insegnanti che riescono a comprendere questi bimbi Apc, che riescono a gestirli, a lavorare su di loro con tenacia, attenzione e amore sono ancora più rari. Insegnanti che propongono di loro iniziativa schede extra o attività extra da far fare ai bimbi APC, quando finiscono un compito prima dei compagni, per evitare loro la noia distruttiva, si contano sulle punte delle mani…. Ed è davvero deplorevole, vergognoso.

L’Italia, culla del Rinascimento, stenta nel 2019 ad accettare e approfittare delle opportunità di migliorarsi, proprio a livello scolastico, intellettivo e culturale. Penso che la Montessori, Italia Donati e compagnia bella si staranno rivoltando nella tomba…


E allora, a questo punto, vorrei fare un appello a questi insegnanti poco interessati:


ricordate perché siete diventati insegnanti?
L’energia che impiegate a Reprimere un bimbo perché non utilizzarla per valorizzarlo?

Perché questa esigenza nel reprimerli?
Cosa ne otterrete?


Ricordate che, saper valorizzare alunni vi porterà ad avere una buona reputazione, a essere considerati bravi insegnanti. Penso che solo per questo motivo dovreste impegnarvi a dare il vostro meglio, lo stesso meglio che chiedete ai vostri alunni di dare nello svolgimento dei compiti.
Quindi, andare incontro alle esigenze degli alunni, qualunque esse fossero, arricchirebbe entrambi, voi e l’alunno. Voi, sarete considerati bravi insegnanti, potrete arricchire il vostro bagaglio di esperienza e di cultura in modo corretto e l’alunno si sentirà considerato e quindi verrà più volentieri a scuola.

Anche perché un clima ambientale positivo in classe fa sì che ogni alunno dia il meglio di sé stesso, sentendosi considerato.
Con un clima positivo, la classe come gruppo avrà risultato più proficuo anche nelle relazioni personali, gli alunni tra di loro saranno più uniti. Quindi avrete tutto da guadagnare e nulla da perdere.

L’insegnante dovrebbe aiutare e accompagnare bimbi in questo compito relazionale. Dovrebbe permette loro di conoscere delle strategie che permetteranno all’alunno non solo di vivere bene la classe ma, successivamente, di utilizzarla nella vita quotidiana.

Un clima di classe positivo aiuta e spinge i bimbi a relazionarsi con gli altri, a formare gruppo, permettendo loro di riconoscere sé stessi e chi gli sta intorno. In questo modo anche l’autostima sarà avvantaggiata e quindi accrescerà nel bimbo.

Quando l’insegnante compie l’accoglienza dei propri alunni per tutto l’anno scolastico, forma un rapporto con gli allievi così positivo da far sentire ogni bimbo capito, valutato, accettato. L’allievo, saprà di potersi esprimere in ogni modo, creativo o meno, perché non verrà limitato nella crescita e nell’espressione di se stesso. Quindi, tra Allievo e docente, si instaurerà un rapporto di fiducia. Tenendo conto quindi della sfera affettiva anche l’apprendimento porterà i suoi frutti: il bambino imparerà a controllare e a incanalare le proprie emozioni e le proprie angosce. Da ciò si evince che un clima di classe sereno è fondamentale per evitare problemi o impedimenti nell’apprendimento causati da un rapporto insano con il docente o tra i compagni.

Ma come formare un clima di classe proficuo?

DiRienzo, invita gli insegnanti a essere buoni ascoltatori, disponibili al dialogo sano e di avere empatia per una buona partecipazione emozionale. Inoltre, l’insegnante dovrebbe insegnare al bimbo che la scuola è un luogo di dialogo e dibattito senza la necessità di prevaricare l’uno sull’altro. Quindi la solidarietà da parte dei docenti nei confronti degli allievi è fondamentale per ottenere un clima sano in classe.

I docenti che prestano attenzione e cura nel percorso scolastico degli alunni, comprenderlo la ricchezza di avere in classe un bimbo APC, cercherà di, non solo aiutarlo, ma di sfruttare al meglio le sue capacità. C’è, ad esempio, qualcuno che sceglie di eseguire una differenziazione nelle materie scolastiche, chi attribuisce compiti extra a coloro che finiscono prima o invece chi sceglie di affidare all’allievo un compito specifico mirato per aiutare l’allievo a colmare le proprie lacune, quali possono essere l’attenzione o la socializzazione. Ovviamente per andare incontro alle esigenze dell’alunno si dovrà sempre considerare il clima di classe, considerando o meno se sia il caso in quel momento di invitare in attività extra il bimbo in questione. Pertanto, alle volte sarà possibile non suggerire queste strategie al bimbo, per non farlo estraniare dal gruppo.

Da alcune ricerche effettuate, è stato rilevato e scoperto che, alcuni docenti che hanno dato il proprio impegno a favore degli alunni APC, vedono questi bambini come risorse.
Addirittura considerano un alunno con alte potenzialità cognitive, come risorsa da sfruttare all’interno della classe.

Da una ricerca condotta da Fosca Canta, come lavoro di diploma alla scuola universitaria professionale della Svizzera italiana, con il titolo BAMBINI AD ALTO POTENZIALE Come aiutarli ad affrontare eventuali problemi relazionali, si legge che due insegnanti di scuola elementare chiedevano all’alunno Apc di intervenire nelle discussioni come approfondimento o per aiutare il docente stesso nella spiegazione.
Riporto le due testimonianze delle docenti, a riguardo:

Sede D: spesso lo chiamo come d’aiuto nelle discussioni per chiedere a lui se sa qualcosa in più da aggiungere.
Sede E: lei è un aiuto: certe volte posso contare su di lei, per spiegare. Per esempio quando io non
riesco a trasmettere qualcosa ai bambini tante volte è più facile farli comunicare tra di loro. Lei mi
aiuta in questo senso.

La stessa Fosca Canta puntualizza:

“Quindi l’allievo API, visto che ha delle conoscenze molto alte, è un aiuto, sia durante le discussioni dove può portare il proprio contributo, che nelle spiegazioni di alcuni argomenti ai compagni: in modo da permettere a tutti di apprendere e beneficiare della sua presenza in classe”.

Pertanto, sorge ancora più lampante l’importanza del ruolo del docente in classe e della sua scelta di metodo con il quale relazionarsi e porsi nei confronti degli alunni. L’insegnante, dunque, dovrebbe sempre e comunque incitare, motivare e stimolare l’allievo. È fondamentale, giacché in caso contrario il bambino APC perderebbe stimoli e di conseguenza interesse per la scuola, spegnendo il suo forte interesse nei confronti del sapere e della conoscenza e vivendo, quindi, in una condizione emotiva negativa, e i danni sarebbero devastanti per il benessere psichico del bimbo stesso. Sorgeranno comportamenti oppositivi, provocatori, malessere generale, nervosismo, ansie, rabbia, insicurezza e quant’altro.

Haim Ginott, affermava

“Come insegnante possiedo un potere tremendo, il potere di rendere la vita di una persona una tragedia o di riempirla di gioia!”.

Il modo in cui si sceglie di essere insegnante non è solo una scelta che riguarda l’insegnante ma anche gli allievi visto che le conseguenze di quella scelta riguarderà e coinvolgerà altre vite: quella dei suoi allievi presenti e futuri. È fondamentale comprendere che ogni scelta che un’insegnante prenderà a riguardo del suo mestiere si riverserà inevitabilmente sulla vita dei bambini, di tutti i bimbi con i quali avrà a che fare durante il suo operato. E non saranno pochi….

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