IL PERIODO DELLA MATERNA PER UN BIMBO O UNA BIMBA APC

Einstein, Albert

Come ogni novità, il giorno dell’entrata alla materna è sempre piena di aspettative. Il bambino comprende che, finalmente, anche per l’adulto lui sta diventando abbastanza grande da poter imparare seriamente qualcosa di utile. Durante magari l’anno si è creato molte aspettative, sentendo parlare anche qua e là gli altri bimbi che già frequentano la materna.
imparerò a scrivere, leggere, chissà cos’altro imparerò a fare“… E, con tali aspettative in tasca, si prestano ad affrontare tale esperienza.
Purtroppo molto spesso si rendono conto che tutto ciò che loro avevano pensato di imparare in quella scuola, tutto quello che i bimbi avevano detto che facevano a scuola, non sono stimolanti per lui o lei e tutte queste sue aspettative alte, presto o tardi, vengono distrutte, tradite, deluse.
Perché a lui o lei nessuno ha spiegato che quando hanno sentito i bimbi parlare di scrittura e lettura, era perché avevano 5 anni e molte scuole materna insegnano solo in quell’ultimo anno di materna tali competenze. Nessuno ha detto loro che avrebbero, la maggior parte del tempo, pitturato, costruito, ballato, cantato e poco altro in più della sua esperienza col nido.
Lui o lei che a 3 anni magari sa contare fino a 25, che sa l alfabeto e riconosce le lettere, che ha tanta voglia ed esigenza impellente di imparare a scrivere e leggere, lui o lei che vorrebbe davvero divertirsi imparando cose utili e interessanti di suo piacimento… Beh, ora si ritrova a non avere stimoli proprio in quella scuola che, a detta di quasi tutti, gli avrebbe insegnato e si sarebbe divertito. Si ritrova a dover sopportare ore di pittura, di manipolazione e quant’altro. Lei o lui che vuole imparare a sommare e a sottrarre, che vuole imparare a leggere e scrivere, che vuole parlare di universo, dinosauri, uomini primitivi e via dicendo…. Rimane insoddisfatto, e non può neanche tanto manifestarlo. Anzi, lei o lui cerca di dimostrarlo con atteggiamenti magari anche più irrequieti, ma non viene capito. Cerca magari di isolarsi ma anche in quella occasione non viene compreso. Quindi… Pertanto non le rimane altro che utilizzare l’adeguamento, forse l’unica cosa plausibile e tollerabile per tutti… Chissà….oppure sarà un bambino cosiddetto disubbidiente.

Sono tanti i modi in cui il bimbo o la bimba potrà manifestare i suoi malesseri, un occhio attento da parte di un adulto competente e osservatore potrà rendersi conto che quel bimbo assume comportamenti inidonei per un motivo, ovvero perché poco stimolato e non soddisfatto nelle esigenze che ha richiesto in un primo momento.
Quando poi nella scuola materna la stimolazione in base alla curiosità del bimbo non viene adeguatamente soddisfatta, allora le cose si complicano ancora di più.
A casa il bambino assumerà comportamenti mai avuti prima, un comportamento magari oppositivo, oppure pieno di frustrazione, intolleranza, rabbia. Oppure sarà taciturno e nervoso.

In effetti un APC che frequenta la materna, è attratto da lettere, dalla lettura, dai libri e anche dai semplici calcoli. Pitturare, colorare, disegnare sono compiti troppo facili per lui e, di conseguenza, finira’ per perdere interesse e allora risultera’ essere disubbidiente , iperattivo o quant’altro.


La pericolosità dell’adeguamento è maggiormente presente nelle bambine che preferiscono eseguire i compiti senza dare disturbo e allora si reprimeranno per “far felici gli adulti”, e quindi non daranno mai il meglio di sé stesse, perché nessuno ha insegnato loro come potersi gestire e come poter affrontare e sfruttare il loro potenziale anche in classe.

Cosa fare da genitore?

Cercare di parlare con la direzione scolastica e portare alla luce le esigenze del proprio figlio. Questo passo non è facile. Preparatevi a ricevere, almeno in primis, occhiate diffidenti, a essere tacciate come esigenti e pazze, a ricevere colpi bassi, a non essere realmente capite in toto. In effetti siete voi che vivete l’esperienza di vivere un figlio Apc non loro, non la società, né parenti né amici… ma voi… e chi meglio di voi potrà affrontare questo discorso nello specifico una volta che per esigenza vi siete dovute per forza informare, affrontare incontri, partecipare a workshop, a leggere, a chiedere pareri medici e cosi via? Voi! Voi sapete cosa sia meglio per la personalità complessa di vostro figlio. Quindi, preparatevi a una grande lotta ma rimanete sempre calme e sicure. Cercate di far capire alle insegnanti di vostro figlio che chiedete aiuto non gloria, che visto le esigenze così vaste e diverse di vostro figlio e anche differenti dai suoi coetanei, sarebbe opportuno gestirlo e seguirlo nel modo più corretto, andando incontro alle sue esigenze e alla sua curiosità senza creare tensioni o quant’altro di negativo. La stessa Montessori era dell’idea che il bambino deve essere seguito in base alle sue inclinazione, passioni, in tutta autonomia.

Se avete uno specialista di riferimento, formato in Plusdotazione che segue già vostro figlio, chiedete anche a lui o lei la sua collaborazione e la sua disponibilità a far comprendere alle educatrice il ragionamento arborescente di vostro figlio. Insieme magari potrete ottenere qualcosa di utile per il bene psicofisico di vostro figlio.

Insistete.. Non lasciatevi abbattere dalle risposte dette per ferirvi o mettervi in dubbio.

Cercate di dare voce come meglio potete a vostro figlio, perché anche lui ha diritto di essere accettato, compreso e valutato per come è.

Iniziate a fare propaganda sull’argomento qualora nel vostro territorio non esista un punto di riferimento per bambini APC. Un terreno “vergine”, vuoto, senza alcun punto di riferimento può essere una giusta opportunità per voi: potrete muovervi da una parte in piena libertà di idee e di organizzazione, dall’altra però siate sempre coscienti che vi scontrerete all’inizio con ignoranza, pregiudizi e miti. Non lasciatevi abbattere e non aspettate che altri si muovino al vostro posto. Se avete la motivazione adatta e la grinta giusta dovrete essere voi a cercare sul territorio famiglie che nel loro silenzio potrebbero vivere la vostra stessa situazione. E credetemi ve ne accorgerete subito se un genitore ha gli stessi vostri “problemi” ed esigenze per i figli. Come vi accorgerete se un bimbo ha tali caratteristiche di APC. Quando portate vostro figlio ai parchi, osservate e poi una volta individuata una famiglia presentatevi a essa e con delicatezza fate in modo di parlare dei vostri figli e dell’argomento Plusdotazione.

Importante è anche scegliere di collaborare con una associazione che tratta questi bimbi da sempre, magari del Nord oppure chiedere loro se potrebbero aiutarvi a organizzare convegni, eventi ecc sull’argomento.

Dopodiché potreste parlare col sindaco della vostra città e o con l’assessore alla. Cultura dello stesso comune e proporre di partecipare con i Patrocinio dovuto, alla organizzazione di congressi e quant’altro.

Abbiate idee. Siate folli anche in questo. Ricordate sempre che le idee più stravaganti sono sempre le migliori perché sono innovative. Ovviamente le idee dovranno essere consone al benessere degli Apc e magari chiedere se potrebbero andare bene a qualche specialista formato.

I muri esistono per abbatterli, non per frenarci.

Le barriere ci sono per essere superate non per separare. Quindi coinvolgere tutti.

I no serviranno per, ancora più, dimostrare a voi stessi di potercela fare nonostante le risposte negative.

Se fosse semplice allora lo avrebbero affrontato tutti questo cammino di inserimento nel proprio territorio della Plusdotazione.
Come ogni cosa, ogni progetto non è mai facile, non per questo bisogna lasciar perdere.
Siate “i disturbatori” sociali, quelle persone che non si danno per vinte ma che gridano NOI CI SIAMO E NON SMETTIAMO DI FARCI SENTIRE.

Ricordate che vostro figlio ha voi come punto di riferimento e crede in voi.

Diamo voce ai nostri figli e cerchiamo di ottenere ciò che hanno il diritto di avere.

Quando iniziai tale percorso che fu prima di consapevolezza, poi di confronto con chi seguiva da tempo questi bambini e poi di studio per comprendere meglio mia figlia, le prime volte ho ricevuto anche io occhiatacce, Giudizi negativi e quant’altro. Ma non mi sono mai fatta prendere dallo scoraggio. Ad un certo punto mi sono detta OK EMILIA QUI NON ESISTONO PUNTI DI RETE PER LA PLUSDOTAZIONE. TU, DA MAMMA, COSA PUOI FARE? Allora ingranai la marcia, iniziai a pensare cosa potessi fare di utile. Contattai tutte le Associazioni, gli specialisti luminari ecc. Alla fine trovai chi credette in me. E con l associazione Le Farfalle ho iniziato un nuovo cammino, con Stepnet all’inizio, affrontai un nuovo e utile cammino di consapevolezza e confronto, con gli specialisti Formati in Plusdotazione ho ricevuto sostegno e comprensione e consigli,con ALTAMENTE DIFFERENTE ho avuto il confronto migliore che avessi mai avuto.
E poi sono agevolata perché io ho mia figlia accanto, la vivo nel quotidiano e quindi non ho come punto di riferimento solo un testo ma ho proprio il soggetto interessato da vivere e che vivo e che mi aiuta a comprendere totalmente tale modo di essere al mondo. Noi abbiamo loro che ci insegnano il loro modo di vivere e vedere il mondo. Basta farci prendere la mano e avere il coraggio di metterci sempre dalla loro angolazione e avere nei loro riguardi empatia.
Tutto ciò però non mi freno’ anzi continuai la mia ricerca di mamme e persone che potevano aiutarmi nel progetto. Pian piano si delineo’ il mio cammino.
Ad oggi è in programma un terzo seminario, il primo in Calabria sulla Plusdotazione l ho organizzato il 1 dicembre 2018, poi una collaborazione per entrare nelle scuole e tanto materiale ancora da inserire. Abbiamo un nuovo gruppo di genitori di apc in Calabria, scuole che almeno ci ascoltano e ci aprono orizzonti anche se la maggior parte invece c’è le chiudono (ma si sa meglio pochi ma buoni), una nuova associazione da fondare a breve e che sarà la prima in Calabria ad occuparsi di bimbi apc insieme a persone che come me lottano per i propri figli o sono interessati seriamente all’argomento come formazione professionale.
Sto “lottando”per i diritti di mia figlia nella sua scuola materna. Sono vista con occhio di ammirazione? Non tanto. Ma non importa. Ho il sostegno della mia famiglia… di mia figlia che crede in me… di persone con le quali si sta formando un rapporto di amicizia e di solidarietà. Il consenso di molti genitori mi da la carica giusta per andare avanti.

Il tutto per ottenere il risultato sperato: che anche in Italia si abbia una scuola che vada incontro ANCHE alle esigenze precoci dei nostri figli, senza porre freni o ricevere pregiudizi. Vero interesse e vera collaborazione e soprattutto vera formazione Adeguata.
Perché non c’è bisogno solo di includere solo una didattica ad hoc ma soprattutto conoscere fino in fondo il ragionamento arborescente del bimbo e la sua personalità complessa per far sì che si trovi la giusta chiave per insegnare loro cose Utili per la loro curiosità e necessità pratica.

Come diceva Steve Jobs

SIATE FOLLI

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