Differenza tra pensiero lineare e pensiero arborescente


” Dare a questi bimbi unità di informazioni semplici equivale a nutrire un elefante con un filo di erba. Morirà ancora prima di accorgersi che qualcuno sta cercando di alimentarlo”
( S. Tolan)

SPUNTO DI RIFLESSIONE SUL LIBRO TROPPO INTELLIGENTE PER ESSERE FELICE.

Ancora uno spunto sul libro della dottoressa Facchin Siamo.

Iniziamo col dire che per quanto riguarda l’elaborazione delle informazioni, il cervello ha due possibilità:

1. ELABORAZIONE LINEARE e SEQUENZIALE 

Questo tipo di elaborazione parte da un dato punto e si fa strada per concatenazione logica, giungendo a un risultato dimostrabile. Il fatto di procedere per tappe offre la possibilità di particolare sforzo nel plusdotato. Difatti di fronte a una situazione insolita, un problema da risolvere, un ostacolo da superare, ma anche nella più banale quotidianità, nel suo cervello sono le aree della elaborazione per immagini a mobilitarsi per prime. Il soggetto APC vede delle figure, e solo in un secondo momento le trasforma in parole. Con una doppia difficoltà:

– l’immagine può essere il punto di partenza per nuova associazione di idee arborescenti,. Perciò il plusdotato deve riuscire a fissarle nella sua testa per trasformarle rapidamente in parole.

Ad esempio:

per la maggioranza di noi scrivere la frase “La barca solca le acque” è facile. Ma per un APC e un Plusdotato invece non sarà la frase a comparire nel loro schema mentale, ma una vera e propria barca che scivola placidamente sull’ Azzurra distesa del mare. E quindi il soggetto APC e Plusdotato si lasceranno trasportare da quelle acque dalle associazioni mentali: idee, ricordi e pensieri che lo trascineranno sempre più lontano da quella semplice frase.

– l’immagine produce un livello di senso che non riesce a condensarsi nel linguaggio, con il risultato perché dotato e la APC sono incapaci di selezionare riorganizzare il pensiero.

Ad esempio :

Un ragazzino di 16 anni torna dagli Stati uniti. Ai familiari ha raccontato diversi aneddoti sul soggiorno: incontri, esperienze, momenti vissuti. Una sera, durante una cena, uno dei commensali gli chiede “Com’è andato il viaggio?”. il ragazzino non sa cosa dire. Non riesce a trovare le parole in grado di tradurre nel modo più appropriato ciò che pensa e sente. Chiede con lo sguardo l’aiuto della mamma, poi le chiede “Mamma perché non mi piacciono gli americani? “. Dai suoi racconti la madre ha potuto rispondere al figlio. Il quale sentendo esprimere il suo pensiero in modo semplice chiaro ha esclamato ” Incredibile proprio così ecco perché non mi vanno a genio gli americani”.

2. DALL’ IMMAGINE ALLA PAROLA:QUANDO ARRIVA L’ARBORESCENZA A COMPLICARE LE COSE

Quindi, nella testa del Plusdotato( e dunque anche del bambino APC) regna un turbinio di pensieri ed emozioni che a volte è difficile esprimere a parola. Per i plusdotati(e APC) esprimere equivale a tentare di far passare quella proliferazione di idee attraverso uno stretto imbuto. Tipica di plusdotati è L’ incapacità di esprimersi senza essere del tutto collegati al proprio pensiero, nel qui e ora, di ciò che si vuole comunicare.

” quando sono concentrato Visualizzo mentalmente le parole in grado di manifestare ciò che penso. Devo essere collegato con le mie emozioni per riuscire a dire la mia. Se in un secondo momento richiedono di ripetere un parere o un’affermazione non ci riesco perché non sono più a contatto con l’alchimia del pensiero“.

Intensità del pensiero porta con sè un carico emotivo che ci vive e che si può esprimere nel momento in cui si manifesta. Quindi per il plusdotato e di conseguenza anche per i soggetto APC “pensare troppo” annulla il pensiero.

3. NON CAPIRE IL SENSO DELLE PAROLE: QUANDO IL PLUSDOTATO (APC) NON RIESCE A DECODIFICARE I SOTTINTESI.

Durante una discussione il plusdotato non risponde a tono, oppure ha lo sguardo di non avere capito la domanda. Agli occhi degli altri il suo atteggiamento Può risultare irritante, estenuante, insopportabile. Chi lo circonda Pensa che lo faccia apposta, che si diverte a provocare. Molte volte il dialogo si interrompe, la discussione degenera e fioccano i rimproveri.

Gli APC prendono tutto alla lettera: per loro la Precisione assoluta è fondamentale. Quando non capisce, o fraintende, Ecco che si scatena una serie di malintesi sfibranti e conflitti indissolubili che rischiano di accompagnarlo In ogni ambito.

A scuola, il bambino va spesso fuori tema oppure fa scena muta persino davanti alle domande più semplici;

A casa fa l’esatto contrario di ciò che gli chiedono i genitori;

 sul lavoro, l’adulto, si trova ad affrontare un braccio di ferro con il principale o un collega;

Nella vita di coppia i litigi degenerano in fretta.

Questo impasse può far sembrare al bambino o adulto APC che non riesce a capire la realtà che lo circonda. Il che non fa altro che amplificare il suo senso di estraneità e sfasamento. La sua sofferenza è doppia perché si sente diverso ed emarginato dal gruppo e perché questo mina la sua autostima. Pensa che è solo colpa sua se non riesce a comportarsi come tutti gli altri. Questi meccanismi possono determinare un ripiegamento su se stessi, una perdita di interesse e un progressivo allontanamento dal mondo.

Anche nella sfera affettiva il cervello del Plusdotato presenta caratteristiche singolari.

 Le fondamenta del funzionamento affettivo delle persone APC si annidano anche nel cervello e nei processi neurofisiologici della percezione sensoriale. Queste singolarità spiegano in gran parte alcune costanti che strutturano la personalità del plusdotato e il suo personalissimo rapporto con il mondo.

UN PLUSDOTATO (APC) PENSA INNANZITUTTO CON IL CUORE

 una delle caratteristiche del sistema emotivo dei plusdotati è l’ingerenza costante delle emozioni in tutto ciò che fa. Da alcuni studi è emerso che i tratti specifici della plusdotazione sono da ricercare nella sfera affettiva, e quindi non solo nel loro elevato potenziale cognitivo e nella loro intelligenza sopra la media. In pratica, un APC prima di pensare con la testa pensa con il cuore. È proprio in questi momenti che si possono manifestare non solo le solite incomprensioni, ma anche ferite segrete, difficili da accettare e condividere.

L’ipersensibilità gioca un ruolo chiave nella personalità di un APC. Abbiamo a che fare con una vera spugna, che in qualsiasi momento assorbe fino alla più piccola particella emozionale sospesa nell’aria.

La sua ricettività esacerbata alla temperatura emotiva dell’ambiente lo rende in grado di recepire anche l’emozione altrui, cioè ha una empatia marcata e spiccata. Questa sua caratteristica interferisce ovviamente nei rapporti con le altre persone che lo circondano. Non è capace di relazionarsi con qualcuno nei termini di una semplice interazione: non può fare a meno di vivere sulla propria pelle, in tempo reale, gli stati d’animo dell’interlocutore.

Un’altra caratteristica è l’ iperestesia o ipertrofia dei sensi, cioè l’eccessiva sensibilità agli stimoli sensoriali, ovvero i cinque sensi. Un APC possiede competenze visive, uditive, gustative, olfattive, ma anche cinestetiche cioè relativa al tatto, che risultano molto superiore alla media e di cui abbiamo già parlato in altri post.

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